Il filosofo
Gaston Bachelard (1884-1962)
ha detto: “Ciò che caratterizza un luogo è innanzitutto la quantità di
tempo di vita che esso può contenere ”.
<< L’area della Chiusa di Ceraino è da questo punto di vista un “iconema" non solo spaziale, ma anche temporale, essa identifica e nello stesso tempo, determina univocamente quel territorio >>.
La Chiusa con in secondo piano l'anfiteatro morenico di Rivoli ed il M.Moscal sullo fondo
Le strette pareti rocciose a strapiombo sul fiume, descrivono la Val d’Adige nel suo tratto pedemontano e nel contempo producono la morfologia di tutto il territorio circostante con il continuo ripetersi di anse e meandri fluviali, di ampi spazi golenali nella prospettiva di una valle glaciale dalle forme uniche. Questo tratto della valle pur risentendo degli inevitabili interventi antropici come l'autostrada, le cave e la ferrovia è ancora affascinante, e per molte ragioni.
Immagine della valle dell'Adige con l'anticlinale minore del Baldo
La
prima di queste è legata alla storia geologica più recente della Val Lagarina.
Gli esperti raccontano che il paleo-fiume Adige, prime delle avanzate
glaciali del Quaternario raccoglieva le acque dei fiumi Noce e Avisio, a nord di
Trento, e si riversava, attraverso la Sella di Terlago, nella Valle dei Laghi e
del Basso Sarca per sboccare nella fossa tettonica occupata dall'attuale Lago di
Garda. È pure verosimile che nella conca di Rovereto l'idrografia locale
raccogliesse le acque fino alla zona di Brentonico e alla Valle dei Ronchi e le
convogliasse, attraverso la Sella di Loppio, nella Valle del Sarca, realizzando
un'affluenza di sinistra dell'antico corso dell'Adige. Sembra abbastanza probabile che l'Adige abbia raggiunto il bacino di
Rovereto solo alla fine della prima glaciazione günziana (480.000 anni fa), riversandosi poi nella
Valle del Sarca attraverso la Sella di Loppio.
Forte Hlawaty.
E' solo alla fine della seconda glaciazione mindeliana (250.000 anni fa) che il fiume atesino penetra nel settore meridionale dell'attuale Valle Lagarina dirigendosi dapprima verso Garda e, solo più tardi, verso Verona, incidendo la Chiusa di Ceraino. In questo stesso periodo lo sbarramento dell'anfiteatro morenico di Rivoli Veronese e del baluardo roccioso della Chiusa, dovrebbe aver permesso anche la formazione di un bacino lacustre, il cui emissario riuscì infine ad incidere la Chiusa di Ceraino. E' da notare che il toponimo Val Lagarina deriva esattamente da questo fatto; il fiume non scorreva libero verso la pianura ma cambiava spesso percorso inondando la valle. Nel 700 ad opera dei vescovi di Trento fu in parte demolita la roccia della Chiusa per facilitare il corso del fiume ed evitare l'impaludamento della zona a monte.
La presenza di questa chiusa naturale è stata sfruttata nei tempi più recenti dal punto di vista militare. Si contano ben sei forti nella zona, la maggior parte costruiti nel periodo di dominazione austriaca. Forte Hlawatay lo si raggiunge partendo dal paese di Ceraino dopo una mezz'ora di cammino. Esso permetteva di controllare la parte Nord della valle; del forte è possibile visitare anche gli ambienti interni molto ben conservati.
Forte Hlawaty: l'interno
Dall'altra parte della valle si osserva l'anfiteatro di Rivoli con il forte omonimo.
Forte della Rocca di Rivoli
La strada prosegue con comodi tornanti raggiungendo la struttura imponente del Forte Monte in parte purtroppo crollata.
Forte Monte
In una stretta gola ho potuto ammirare una orchidea del genere Ophris presumo abbastanza rara (almeno dalle nostre parti). E' l'Ophrys sphecodes anche detta Fior Ragno. Queste orchidee sono da considerarsi tra i fiori più evoluti; alcune di esse sono a tal punto specializzate che solo un determinato insetto (quello a cui assomigliano) può impollinarle e garantirne quindi la sopravvivenza. Per questa ragione sono molto vulnerabili; se scompare l'insetto scompare pure la pianta.
Ophrys sphecodes
Proseguendo lungo la sterrata si raggiungono le pendici meridionali dei M.ti Lessini. Lo spettacolo primaverile dei ciliegi in fiore è molto bello, peccato che tra un campo e l'altro ci siano decine di cave di marmo, sicuramente una risorsa per tutto il Veronese, ma un pugno nell'occhio per il viandante fotografo.
Fin dall'epoca romana il M.te Pastello era noto per la ricchezza e varietà delle sue pietre da costruzione utilizzate anche per la realizzazione dell'Arena di Verona. Numerose sono le cave di Rosso Ammonitico ma anche di "Breccia Pernice", un materiale sedimentario costituito da frammenti policromi di colore variabile, dal rosa al marrone, dal verde al grigio.
Ai bordi della strada è possibile ammirare qualche bella farfalla come la Iphiclides podalirius detta semplicemente Podalirio. Si rinviene facilmente da queste parti, ricordo di averla fotografata nello stesso paese di Ceraino sui fiori di lavanda a pochi metri dalla statale del Brennero..
Iphiclides podalirius
Si giunge infine al piccolo paesino di Monte. Se le cave deturpano il paesaggio le case costruite con il materiale estratto dalle stesse, sono sicuramente molto belle a vedersi. La pietra calcarea usata grezza con il semplice decoro delle cornici in Rosso Ammonitico sulle finestre le rende particolarmente suggestive.
Monte
Giunti alla piazza, osservata la chiesa, e dopo una breve sosta, abbiamo fatto ritorno per la stessa via; a Dio piacendo vorremmo percorrere in futuro il sentiero che conduce fino alla cima del M.te Pastello.....le guide promettono altre interessanti scoperte.